Paesaggi agrari

Città borghi e villaggi Edilizia emergente e costruzioni rurali tipiche Abitazioni contadine

 

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PAESAGGI AGRARI


La Val Trebbia è suddivisibile in tre ambienti geografici, quale conseguenza storica delle azioni differenziate che hanno agito sul suo territorio, così da caratterizzarsi per le odierne espressioni paesaggistiche, economiche, sociali e culturali.
Il primo paesaggio è quello della grande cascina che occupa gli ambienti di pianura; il secondo è quello dei borghi e dei castelli: questo ambiente ci si presenta con i primi scoscendimenti collinari e si estende in sponda destra del fiume fino al torrente Perino mentre in sponda sinistra si espande fino alla città di Bobbio. Il terzo è quello dei villaggi ed occupa il restante territorio montano della valle e si differenzia dal precedente poiché è caratterizzato da rarissimi documenti relativi a torri, rocche e castelli, in esso presenti in tipologia rozzamente primitiva e spesso nella condizione di ruderi. Vi è un'ulteriore diversità fra quest’ultimo paesaggio dei villaggi ed il precedente dei castelli: i borghi sono presenti nel primo e non nel secondo con la sola eccezione di Ottone.
Nell’alta valle, se si escludono vaste aree disboscate e messe a coltivo nelle immediate vicinanze dell’abitato di Bobbio, i restanti territori sono caratterizzati esclusivamente da villaggi rurali intercalati da vaste aree boscate nelle quali si rinvengono rari fondi rustici isolati (realizzati in epoca relativamente recente con disboscamenti databili al XIX e al XX secolo); diversamente i territori della media valle, oltre a presentare numerosissimi insediamenti isolati nelle campagne, si caratterizzano per un notevole numero di centri pluriaziendali a "nucleo-abitato" piuttosto che a "villaggio".
Peraltro nell’ambiente mediano questi insediamenti a nucleo abitato sono distribuiti diffusamente e in tutto il territorio contrariamente all’alta valle dove sono contigui e concentrati così da costituire in pratica un unico villaggio "sfrangiato", secondo una tipologia insediativa che prevale nettamente sull’altra dell’abitato unico compatto.
Tanto gli ambienti di collina che di montagna sono immuni (o comunque interessati marginalmente) da quei processi economici che a partire dall’ottocento hanno costruito l’odierno paesaggio di pianura e di cui la grande cascina costituisce il documento più appariscente nonché il "motore" dei processi stessi.

 

 

CITTÀ BORGHI E VILLAGGI

Ancora riconoscibile è l’impianto della città murata medioevale di Bobbio, di cui si conservano, oltre all’impianto castrense di Torre Malaspina, diverse tratte della rustica cinta muraria. La città, di irregolare topografia tipicamente medievale, venne a costituirsi per più addizioni successive non pianificate, per crescita spontanea, su di un asse principale (insediamento primitivo del castello/abbazia/duomo/ponte Vecchio) poi soppiantato dalla direttrice Piacenza-Genova con un processo progressivo che si completa solo recentemente a cavallo del novecento con l’allestimento dell’asse di commercio moderno di Contrada Portanova.
I borghi antichi, sempre in appendice a strutture fortificate, sono caratterizzati da costruzioni addizionate a cortina, su maglia viaria raramente regolare. La loro origine può ricondursi al basso medioevo. Diversamente vi sono altri abitati dello stesso rango caratterizzati da attività extragricole (commercio artigianato, ecc.) la cui costituzione può riferirsi agli ultimi dell’ottocento o ai primi del novecento.
Il rango inferiore della rete insediativa è costituito dai villaggi, da centri rurali minori e da un estesissimo numero di agglomerazioni plurifamigliari elementari a nucleo abitato. Per tutti i centri rurali, indipendentemente dal loro rango, l’aspetto morfologico distintivo è l’asimmetria, l’irregolarità e la casualità nella disposizione degli edifici che ben difficilmente si organizzano ordinatamente a cortina lineare e neppure su griglia regolare.
Gli elementi urbanizzativi di queste agglomerazioni rurali sono semplici ed elementari. Le lastricature (a pietre quadrangolari e a pietre piatte in costa "accoltellate", in acciotolato) si limitano a poche tratte e la gran parte delle vie pubbliche sono in terra battuta; frequenti sono i sottopassi degli edifici (con architrave e più raramente voltati), che sono sicuramente derivati da quelle tipiche comunanze che caratterizzano anche altri aspetti della vita di villaggio.

EDILIZIA EMERGENTE E COSTRUZIONI RURALI TIPICHE.

Le costruzioni agricole tradizionali della Val Trebbia sono riconducibili a tre grandi famiglie, escludendosi gli edifici realizzati nell'ultimo secolo di ispirazione classicheggiante o moderna: l'architettura storico-artistica, le abitazioni padronali emergenti e le costruzioni minori. Peraltro questa distinzione operata per l'edilizia rurale (per origine, destinazione d'uso, impianto tipologico, ecc.) è perfettamente estendibile a quell'altra categoria di costruzioni extragricole ricadenti nei borghi o nella stessa città di Bobbio.
Sotto l'aspetto tipologico le tre grandi famiglie si presentano con svariati tipi e più in particolare per l'edilizia artistica si riscontrano: chiese, oratori, santuari, saccelli isolati, cimiteri; all'edilizia padronale appartengono castelli, fortilizi e rocche, case fortificate a corte chiusa, torri, palazzi, palazzine e ville; ed infine le costruzioni minori si caratterizzano per case a colombaia, a torre e a capanna con poggiolo, rustici e capanne di vario genere.
L'edilizia minore si differenzia dal patrimonio "classico" della "manualistica", oltre che per specifici elementi stilistico-decorativi e per il ricorso a tecniche costruttive più elementari, anche per gli impianti distributivi interni, per il rapporto funzionale tra i vari locali, per il modo di impiego degli spazi pertinenziali. Queste costruzioni ci si presentano per più tipi edilizi, tanto con riguardo alle abitazioni vere e proprie che ai rustici pertinenziali, la particolarità dei quali non sfugge neanche all'osservatore più distratto.
Un'altra annotazione può farsi riguardo al modo di addizionare i singoli corpi di fabbrica, poichè per l'edilizia artistica e per quella emergente si riscontra una maggiore regolarità e razionalità nella disposizione fino a presentare soluzioni simmetriche ad effetto prospettico (benchè rare) a differenza delle costruzioni minori le cui aggregazioni si presentano in modo fortemente irregolare, ben difficilmente organizzate su allineamenti e quasi sempre prive di ordinato profilo regolatore.
La stessa osservazione può farsi per l'edilizia fortificata che nelle forme più primitive (Travo, Mezzano Scotti, ecc.) si presenta con forme particolarmente irregolari a differenza di quei castelli (Rivalta, Montechiaro, ecc.) che per successivi processi di pianificazione, di razionale programmazione degli interventi edilizi, ci si presentano con forme più ordinatamente regolari.

 

ABITAZIONI CONTADINE

Dell'intera famiglia dell'edilizia rurale la colombaia segna il passaggio dagli insediamenti abitativi padronali a quelli colonici dei diretti coltivatori della terra. Essa, come la successiva abitazione denominata "casa a torre con poggiolo", detiene una speciale parentela con la famiglia delle costruzioni emergenti essendo la sua struttura derivata o mutuata col modello della torre medievale; diversamente per le costruzioni a capanna con poggiolo è più evidente la continuità con le capanne primitive a due piani.
Le case a colombaia si differenziano dalle torri medievali per una più scadente qualità della tessitura muraria (sempre a sacco ma con paramenti più irregolari), per le più modeste finiture delle bucature (soglie, stipiti e architravi del paramento esterno) nonchè per le più limitate dimensioni. Risalgono, in linea di massima, all'epoca rinascimentale e immediatamente post-rinascimentale. Sono normalmente associate ad altre costruzioni rurali (abitazioni coloniche minori, rustici, stalle) e svolgono, come in origine, la funzione di abitazione rurale riferibile ad un ceto agiato collocabile nella gerarchia sociale pre-ottocentesca immediatamente al di sotto dei veri e propri signori feudali.
Casa a torre a CallegariLe case a torre con poggiolo derivano, per fenomeno imitativo, dalle torri a colombaia e si caratterizzano per il poggiolo esterno che porta al primo piano destinato a cucina: il piano terra normalmente è rustico (cantina e stalla), mentre il piano ultimo viene adibito a deposito di prodotti secchi e a zona-notte. La scala interna è lignea come pure gli assiti di interpiano e le pareti divisorie (quando presenti). Si presentano eccezionalmente isolate e più frequentemente in aziende agricole di taglio medio-piccolo, complete di tutti i fabbricati di servizio. Presentano alcune volte le cordolature e le bucature delle colombaie. La tipologia rimane modello di riferimento anche per le nuove costruzioni fino all’ultima guerra mondiale.
Le costruzioni a capanna con poggiolo, per impianto distributivo, uso dei locali, dimensioni ed integrazione nel contesto non si differenziano notevolmente dalle tipologie precedenti.
Queste costruzioni si costituiscono di due soli piani: al piano terra vi è la stalla e la cantina ed al piano superiore la cucina e la camera da letto tramezzate con parete lignee o a graticcio rasato con sterco e calcinato. È la tipologia per eccellenza della medio-alta valle, degli ambienti dei villaggi d'altura anche se più raramente è rinvenibile nello stesso ambiente dei borghi e dei castelli (un tipo che denota una diretta parentela con questa sopravvive addirittura nell'alta pianura in Diara, immediatamente a nord dell'abitato di Rivergaro).
Per l'estrema semplicità della costruzione questo tipo si pone al limite tra le abitazioni coloniche e le costruzioni rustiche. Evidenti sono le analogie e le interconnessioni tra queste abitazioni e i Casa minuta ad impianto non tipizzato in alta Val Trebbia"rustici a capanna": rustici che nella specie più evoluta o complessa si presentano con tamponamenti perimetrali completamente in muratura, con coperture in paglia di segale e tramezzatura in tavolato tra il piano primo -solitamente parzialmente interrato- ed il piano secondo sovrastante.
Queste tipologie abitative, uniformi dal punto di vista formale e tecnologico, sono anche quelle che presentano gli impianti distributivi interni più semplici e primitivi e sono immediatamente riconoscibili -nei tipi più primitivi ora in disuso- dal focolare disposto in mezzo alla cucina, a fiamma libera con fuoriuscita dei fumi dagli interstizi della copertura in cantinelle di fattura grossolana e di lastre appiattite: abitate talvolta fino a tempi recentissimi tanto da essere facilmente ricordate a memoria d'uomo, hanno già assunto piena dignità in letteratura ricorrendo frequentemente negli scritti -stupiti- dei viaggiatori del sette-ottocento. Si richiama la narrazione di un viaggio svoltosi tra Genova e Bobbio che descrive efficacemente queste abitazioni "che si elevano assai poco al di sopra dei loro siti" dotate di "una scala esterna di una dozzina di gradini". Il racconto continua con l’ingresso in una di queste case adattate a taverna nella quale il fuoco veniva attizzato su di una larga pietra in mezzo a una stanza priva di camino, contornata da grandi panche. Interessante è poi rilevare come da un’altra annotazione di viaggio questo abitare già nel secolo scorso (1807) venisse interpretato in chiave culturale: "vedere una quantità di persone…arrostirsi attorno a questo fuoco, fondersi in lacrime per il fumo e continuare tranquillamente le loro conversazioni, con lo stesso piacere con cui le nostre donne passano le sere a teatro". L'autore, il Viviani, collegando il bisogno di "teatro" con questo di soggiornare "piacevolmente" attorno al fuoco nonostante le lacrime, intuiva così l’inelluttabilità di entrambi i comportamenti a ragione della loro origine remota e quindi della loro "normale ordinarietà".

A cura di Fabrizio Bertuzzi.